La mia prima – 3

Come scrivevo tempo fa, la mia nuova prima è una classe piuttosto tranquilla, in cui c’è però molto da lavorare soprattutto per quanto riguarda il metodo.

Le prime interrogazioni ed i primi compiti in classe, oltre ai compiti a casa, hanno sicuramente confermato questa prima impressione: i ragazzi tendono non solo ad essere approssimativi nello studio e nell’esecuzione dei compiti ma anche a trovarsi in difficoltà nella comprensione delle consegne e nell’esposizione scritta ed orale. Naturalmente non è colpa loro: questo è il modo in cui sono abituati a lavorare e non si può certo pretendere che cambino improvvisamente solo perchè sono arrivato alle medie.

Come sempre, presento in breve il mio modo di procedere (che naturalmente è valido solo per me e cambia in base alle materie, all’età degli studenti, al temperamento dell’insegnante):

– spiego sempre in modo dettagliato quello che va fatto: che cosa è indispensabile sapere di un argomento, come bisogna rispondere alle domande, come bisogna impostare il problema. Non posso aspettarmi che i ragazzi lo sappiano.

– Se i compiti per casa sono stati eseguiti in modo sbagliato li faccio rifare. Per quanto riguarda la matematica il problema eseguito in modo sbagliato non è quello in cui il risultato è sbagliato ma quello in cui, ad esempio, manca il disegno; per quanto riguarda scienze, come ho già scritto, i compiti eseguiti in modo sbagliato sono quelli in cui le risposte sono incomplete, non pertinenti o contengono errori grammaticali. Insomma, io faccio ripetere i compiti quando vedo che lo studente ha lavorato male, non quando vedo che ha capito male l’argomento.

– Cerco di mostrarmi esigente ma non troppo severo, considerando che gli alunni sono all’inizio e che non devono spaventarsi. Pretendo che le consegne siano rispettate e che le cose siano fatte in modo adeguato, correggo e sottolineo quello che non va bene e quello che non va bene ma evito, almeno all’inizio, i rimproveri duri. Molti ragazzi sono abituati a lavorare in un altro modo e hanno bisogno di un periodo di adattamento.

– Nei primi mesi della prima media succede spesso che lo studio sia approssimativo; i voti delle interrogazioni e dei compiti in classe sono, di conseguenza, piuttosto bassi (anche quest’anno è stato così). Non mi sembra giusto valutare come sufficiente un compito che non lo è affatto oppure valutare come buona un’interrogazione che è appena sufficiente; allo stesso tempo voglio sia chiaro fin da subito che i voti non sono giudizi di merito sugli alunni e che non provo alcun piacere nel dare valutazioni basse. Perciò, anche quando il risultato è molto negativo, cerco sempre di sottolineare gli aspetti positivi, spiego all’alunno che iniziare con una valutazione negativa non significa ritrovarsi con un’insufficienza in pagella, che per me contano i progressi e non la media matematica dei voti eccetera. Questo è importante anche con gli alunni più grandi ma all’inizio della prima media è fondamentale perchè soesso si tratta delle prime insufficienze e il modo in cui le si affronta è importante.

Noto sempre che i ragazzi non sono abituati ad accettare le critiche e le osservazioni, per quanto esposte gentilmente; hanno sempre più la tendenza a rispondere e a protestare. Quando dico loro che non hanno svolto il compito nel modo corretto, che non devono comportarsi in quel certo modo, che devono studiare in modo più approfondito mi guardano con gli occhi spalancati e cominciano a cercare giustificazioni e a dirmi “sì, ma”. E quando io non cedo si mostrano ancora più meravigliati. Questo da un lato mi fa provare nei loro confronti un istinto paterno, un bisogno di guidarli che non si limita solo alle mie materie e alla scuola, dall’altra parte mi spinge a chiedermi quali siano e come siano i loro adulti di riferimento. Specialmente i padri che qualche volta, anche se presenti fisicamente, sono di fatto assenti.

Buona serata!

Enrico

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Sua Irriverenza (4)

Sua Irriverenza, rientrato in tarda mattinata, viene a prendermi a scuola.

“Scommetto che quelli con l’aria più stravolta sono tutti studenti tuoi” mi dice subito.

“Ma come, non mi vedi da due settimane e come prima cosa mi prendi in giro??”

“Appunto, ho due settimane da recuperare!!”

Sarà un fine settimana moooooooolto rilassante =)

Le domande di scienze

Qualche giorno fa ho scritto un post in cui accennavo alle domande di scienze; ho pensato allora di scrivere questo secondo post in cui racconto come mi organizzo per i compiti per casa di scienze.

Prima di tutto do sempre domande aperte o al massimo tabelle e problemi ma mai crocette o esercizi di completamento in cui bisogna inserire una sola parola. Trovo che per memorizzare non servano e poi c’è il rischio che i ragazzi facciano i compiti a caso, magari all’ultimo minuto, perchè tanto non c’è niente da scrivere.

Agli studenti di prima do sempre tre o quattro domande a risposta aperta, che in genere richiedono risposte di poche righe e che riguardano gli aspetti fondamentali dell’argomento trattato (se si parla della cellula, ad esempio, una domanda potrebbe essere “per quali caratteristiche la cellula vegetale si distingue da quella animale?”). Spesso nei primi tempi le risposte sono incomplete, molto stringate e non di rado contengono errori di ortografia; quando non vanno bene, come scrivevo in precedenza, le faccio rifare.

Quando gli studenti acquistano un po’ di autonomia, solitamente nel corso della seconda media, cambio consegna e dico loro di farsi le domande e darsi le risposte, “come Marzullo”. Devono formulare tre o quattro domande sugli aspetti fondamentali dell’argomento trattato e darsi una risposta. Naturalmente anche in questo caso controllo che domande e risposte siano adeguate.

C’è poi una terza fase, alla quale però non si riesce sempre ad arrivare. Nel corso della terza media, quando mi sembra che gli studenti non abbiano bisogno che io li controlli, rendo le domande facoltative. Molti ragazzi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, continuano a fare le domande perchè hanno capito che a- è un buon modo per fissare i concetti e per avere un pratico riassuntino da ripassare sul quaderno e b- le domande che faccio nei compiti in classe e nelle interrogazioni riguardano gli aspetti principali degli argomenti trattati e quindi esercitarsi a rispondere è utile. Come dicevo, non sempre riesco ad arrivare a questa terza fase perchè a volte le classi sono poco autonome e gli studenti hanno ancora difficoltà a riconoscere i concetti fondamentali oppure perchè so che quasi tutti smetterebbero di farle.

Mi sembra comunque giusto, compatibilmente con le caratteristiche della classe, che i compiti per la prima media e quelli della terza siano diversi non solo per quantità ma anche per le modalità di svolgimento: i ragazzi di terza stanno per arrivare alle superiori, dove ci si aspetterà che siano autonomi e dove dovranno saper preparare riassunti, schemi e mappe anche da soli e senza essere sempre pungolati dagli insegnanti.

Buona domenica,

Enrico

La mia prima – 2

Come scrivevo ieri, giorni fa ho dato ai miei alunni di prima delle domande di scienze per casa e poi ho chiesto a molti di loro di riscrivere le risposte perchè erano incomplete o contenevano errori, anche a costo di apparire fin da subito come uno scocciatore. Un alunno, alla mia richiesta di riscrivere la risposta perchè conteneva diversi errori di ortografia, mi ha risposto un po’ irritato “ma il compito è di scienze, non di italiano!”.

Ecco, io intendo questo quando dico che alcuni ragazzi all’inizio hanno la tendenza a lavorare in modo superficiale; a quanto pare bisogna scrivere in italiano corretto soltanto nei compiti di italiano mentre si possono ignorare le regole grammaticali in tutte le altre materie. Intendo questo anche quando dico che per molti ragazzi il passaggio dalle elementari alle medie è difficoltoso soprattutto per quanto riguarda il comportamento: l’alunno evidentemente considera normale rispondere ad una mia osservazione e mettersi a contrattare sui compiti che gli assegno.

Ho spiegato allo studente che le materie concorrono tutte insieme alla sua preparazione e non sono entità separate, che il fatto di sapersi esprimere in un italiano corretto (che si parli di letteratura, di scienze o di arte) fa parte del suo bagaglio culturale. Gli ho anche spiegato che se io, che sono il suo insegnante, gli chiedo di rifare un compito non è perchè mi diverto a tormentare gli studenti ma perchè ritengo che per la sua preparazione sia utile rifare il compito. Ho concluso che certamente nessuno si diverte a rifare il compito da capo ma che per evitare di doverlo rifare è sufficiente assicurarsi di averlo svolto bene ed eventualmente consultare vocabolario e libro di grammatica.

Intendiamoci, non sono davvero arrabbiato nè per la superficialità nè per l’arroganza della risposta. I ragazzi sono in un momento di transizione e, come scrivevo ieri, è normale che facciano un po’ di fatica ad adattarsi: noi insegnanti siamo qui per indirizzarli.

Come scrivevo ieri rispondendo ad un commento, a volte i genitori prendono le nostre osservazioni come delle critiche nei loro confronti, come se stessimo dicendo “ha fatto male il compito perchè non lo seguite”. La mia osservazione sul compito invece è, banalmente, un’osservazione sul compito e quello che i genitori dovrebbero limitarsi a fare è spiegare ai figli che nessuno nasce maestro e che noi, correggendo i loro errori, facciamo solo il nostro dovere. Basterebbe questo. Non serve mettersi a fare i compiti insieme ai figli così la prossima volta noi eviteremo di farli rifare, non serve agitarsi temendo che un rimprovero preannunci un’insufficienza in pagella o una bocciatura. I ragazzi si abituano presto al nuovo ambiente se non vengono oppressi o, al contrario, difesi sempre e comunque.

Buona giornata!

Enrico

La mia prima

La mia nuova prima è una classe mediamente tranquilla, nella quale non mi pare di intravedere gravi problemi di comportamento. Naturalmente molti ragazzi trovano un po’ faticoso il passaggio dalle elementari alle medie, soprattutto per quanto riguarda il comportamento che viene richiesto qui: non sono abituati a dare del “lei” agli insegnanti o ad alzarsi in piedi quando l’insegnante entra e tendono ad essere piuttosto chiassosi ma questi non sono problemi drammatici e si possono affrontare con un po’ di pazienza.

A lasciarmi un po’ più perplesso è invece la loro preparazione (mediamente, è ovvio), che ho avuto modo di valutare con la prova d’ingresso, gli esercizi svolti alla lavagna e le prime domande di scienze che ho dato per casa. Certamente bisogna tener conto di una serie di fattori: gli alunni arrivano da un’estate di assoluto riposo in cui possono aver accantonato ciò che hanno imparato, possono aver bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alle richieste e ai ritmi delle medie, è presto per fare valutazioni.

Resta però il fatto che ho notato grosse difficoltà non soltanto nel calcolo e nella conoscenza di concetti matematici di base ma anche nella capacità di impostare un problema, cioè di capire che cosa si deve fare per risolverlo (anche se poi magari non si sa come farlo o si sbagliano i conti). E nelle domande di scienze ho notato non solo risposte un po’ stringate e superficiali, che all’inizio della prima sono quasi la norma, ma risposte sgrammaticate e che non centravano la domanda. Probabilmente molti di loro non sono così impreparati come potrebbero sembrare ma semplicemente non hanno svolto il compito con sufficiente attenzione, finendo per fare errori che con più concentrazione avrebbero evitato.

Ci sarà molto da lavorare e quello su cui bisognerà lavorare di più, come sempre, non saranno le nozioni ma il metodo. In scienze ho chiesto a molti alunni di riscrivere le loro risposte ricontrollando l’ortografia e verificando che ci siano tutte le informazioni necessarie (e lo so che nei primi mesi di prima mi cambierebbero volentieri con un insegnante meno severo ma mi sembra giusto fare così).

Buona giornata!

Enrico

Sua Irriverenza – 3

Dopo pranzo abbiamo accompagnato Sua Irriverenza in stazione. Ho trattenuto la commozione faticosamente e suppongo anche con scarsissimo successo e come avevo previsto non sono riuscito a dire nulla se non un alquanto sciocco “mi raccomando”.

Ad allietare ulteriormente la serata c’è la pila di esercitazioni di matematica che devo correggere: meno male che l’uomo ha inventato la cioccolata!!

Buona serata 😉

Enrico

Primo giorno di scuola – 2

Oggi ho conosciuto la mia nuova prima. I ragazzi, come al solito, appaiono un po’ spaesati: c’è chi è positivamente curioso, chi è apprensivo e anche chi si mostra fin dall’inizio un po’ sospettoso. Molti di loro non hanno mai avuto un insegnante uomo fino a questo momento e tutti gli anni mi accorgo che la cosa li spiazza un po’ (oltretutto, siccome insegno matematica, partono già con la ferrea convinzione che io sia una belva).

Poi sono andato dai fortunelli di terza, che avevano ben due ore con me:

“Ragazzi, siete in terza media! Sapete cosa vuol dire?”

“Che abbiamo gli esami”

“E poi?”

“Che dobbiamo scegliere cosa fare dopo”

“E poi?”

Si guardano, poi uno azzarda “che lei ci massacrerà”.

Ma come hanno fatto a capirlo subito?

=D

Buona settimana a tutti,

Enrico

Primo giorno di scuola

Per la gioia (?) di tutti gli insegnanti e gli studenti domani ricomincia la scuola.

Conoscerò domani stesso la mia nuova prima e così mi è venuto in mente di scrivere qualcosa su quello che dico alle nuove prime, anche se naturalmente non si tratta di un discorso sempre uguale.

Dopo essermi presentato e aver fatto l’appello professo subito il mio amore incondizionato per le materie che insegno e poi chiedo ai ragazzi cosa pensano della matematica e delle scienze. Mentre le scienze in genere non dispiacciono, quando chiedo loro se apprezzano la matematica non pochi ragazzi assicurano di detestarla e di non capirci niente.

E lì introduco il primo concetto, che li accompagnerà per gli anni successivi e per tutto il tempo che passeranno con me: io non credo nei negati, io non credo che ci sia chi non capisce nulla di matematica. Esistono persone che ne hanno paura o che non sanno come affrontarla o che hanno rinunciato a studiarla, tutto qui. Spero che alla fine del triennio tutti loro, indipendentemente dai risultati raggiunti, avranno smesso di considerarsi totalmente negati per qualcosa. Dico ai ragazzi che potranno, anzi dovranno, farmi domande su tutto quello che non capiscono, anche se ritengono che si tratti di domande stupide, che se non riescono a risolvere un esercizio per casa dovranno dirmelo e che con me non dovranno mai usare la scusa del “sono negato” perché non ci credo. Spiego che, dato che sono a scuola per imparare, è normale che abbiano delle domande o che facciano degli errori perché in caso contrario starebbero dall’altra parte della cattedra invece che sui banchi.

D’altra parte dico anche subito che per raggiungere dei risultati bisogna impegnarsi e bisogna evitare di arrendersi alla prima difficoltà. Affermo che sono certo che tutti loro si impegneranno seriamente e che comunque non permetterò mai a nessuno di rinunciare a provarci, affermo che sono sicuro che tutti loro studieranno con impegno e faranno i compiti. Preciso subito che spiegherò come desidero che siano fatte le cose: come si imposta un problema, come si studia un argomento, come si espone un argomento a voce o per iscritto (omettendo il fatto che li tartasserò come un autentico scocciatore se non saranno sufficientemente ordinati e se non lavoreranno seriamente). Naturalmente dico tutto questo sorridendo e con un tono di voce adeguato alla situazione perché i ragazzi devono sentire che io ho fiducia in loro, non che li sto minacciando o sfidando.

Spiego che per me la scuola è scuola e la vacanza è vacanza, per cui do pochi compiti per l’estate e pochissimi per Natale e Pasqua; d’altra parte mi aspetto che gli studenti si impegnino dal primo giorno di scuola fino all’ultimo, in tutti i giorni della settimana e in tutte le ore di lezione e sono sicuro che lo faranno. Spiego che naturalmente mi aspetto da loro che arrivino puntuali, che mantengano un comportamento adeguato in classe e che, indipendentemente dai risultati che poi raggiungeranno, si impegnino, e ripeto che non ho alcun dubbio sul fatto che faranno del loro meglio.

Ripeto spesso che sono certo che faranno del loro meglio perché mi sembra molto importante: i ragazzi devono capire che ho fiducia nelle loro potenzialità, che non parto già con l’idea che saranno disastrosi e che non ho nessuna intenzione di essere severo con loro – a meno che loro non mi costringano ad esserlo.

Infine arrivo alla parte filosofica della lezione e, servendomi solitamente di una citazione presa dal “saggiatore” di Galileo, spiego che loro non sono lì soltanto per apprendere qualche regola matematica e qualche nozione scientifica ma sono lì per apprendere un metodo, per diventare capaci di soddisfare da soli le proprie curiosità, per aprire mille nuove porte sul mondo. E naturalmente auguro loro che possano amare le mie materie così come le amo io.

Buona domenica e buon primo giorno a tutti!

Enrico

Sua Irriverenza – 2

Tra una decina di giorni Sua Irriverenza partirà per l’Università.
Vorrei dirgli tante cose ma probabilmente alla fine sarò troppo commosso per dire qualunque cosa.
Il nostro continuo battibeccare, con lui che mi rinfaccia i miei difetti e io che gli ricordo che sono anche i suoi, con lui che mi prende in giro e io che lo indispettisco apposta, mi mancherà tantissimo.
Malinconia, malinconia…
Buona giornata,
Enrico

Sua irriverenza

Sua irriverenza (leggete: mio figlio) osserva “sei nato lo stesso giorno di Colin Firth”.
E poi, con un sorrisetto sarcastico: “la somiglianza si vede proprio, eh!”
Ma quando gli ho detto di non ridere troppo visto che tutti sostengono che ci assomigliamo tantissimo ha smesso subito di fare lo spiritoso =)
Buona serata,
Enrico