Due giorni fa sono ricominciate le lezioni.

Ho conosciuto la mia nuova prima e ritrovato i miei “vecchi” studenti, alcuni sorridenti ed altri che mi hanno accolto con frasi come “prof, le dico buongiorno ma si fa per dire”.

Sono un professore di lungo corso, prossimo a raggiungere i 30 anni di insegnamento, eppure per me il primo giorno di scuola continua ad essere speciale. Mi piace soprattutto incontrare per la prima volta i miei nuovi allievi e scoprire che al di là dei vestiti, delle pettinature, degli zaini e degli atteggiamenti da uomini e donne vissuti, sono dei ragazzini esattamente come lo erano, all’inizio della mia carriera, quelli che ora hanno quarant’anni e che in qualche caso sono i loro genitori.

Molti dicono che i ragazzi sono cambiati; io invece, se guardo oltre le pose e le apparenze, vedo sempre le stesse cose. Alcuni di loro sono impazienti di cominciare questo nuovo capitolo, curiosi, ben disposti; altri sono intimoriti, si sentono minacciati e dalla scuola si attendono solo umiliazioni; altri ancora la ritengono inutile e mascherano (più o meno bene) la loro ostilità.

Durante le prime ore con loro dico ai nuovi studenti quello che devono sapere di me: che non credo nell’esistenza dei negati, che non li ascolterò se affermeranno di esserlo, che voglio trasmettere loro quello che io vedo di bello e di interessante nelle scienze e nella matematica, che non giudico le persone in base ai voti che riportano nelle mie materie, che sono certo del loro impegno e della loro collaborazione.

Ogni anno mi diverto un mondo a spiare le reazioni sui loro visi –anche quelle sono le stesse da sempre- in particolare la comunissima “se non credi nei negati io ti farò cambiare idea”.

Per molti di loro il fatto di trovarsi di fronte un insegnante maschio è un’assoluta novità, che spesso li mette anche un po’ in soggezione. Inoltre insegno matematica, il che per definizione fa di me un mostro senza cuore che passa il proprio tempo libero a risolvere complicati problemi matematici in uno studio polveroso. È divertente osservare la loro reazione quando scoprono che ho il senso dell’umorismo, che ho una famiglia, che seguo e ho praticato diversi sport in quanto il matematico per definizione è imbranato in ginnastica e del tutto disadattato.

Buona serata e buon anno scolastico a tutti gli insegnanti, i genitori, gli studenti. Adesso me ne torno nel mio antro a cercare di dimostrare l’ipotesi di Riemann 🙂

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