Riprendo solo temporaneamente le attività del blog per fare alcune considerazioni su quanto è avvenuto e sta avvenendo a Parigi.

Eventi di una tale violenza mi feriscono ovunque essi si verifichino perchè la prima appartenenza che sento è quella al genere umano, indipendentemente dalla mia nazionalità, dalle opinioni politiche e dal credo religioso. Il fatto che questi eventi si siano verificati in Francia però mi colpisce in modo particolare perchè si tratta di un Paese e di un popolo per i quali ho sempre nutrito un affetto particolare. Da laicista convinto quale sono, ho sempre apprezzato la loro laicità, il loro riconoscersi prima di ogni altra cosa nei valori di libertà, uguaglianza e fraternità e il loro non riconoscersi, come Stato, in una particolare religione. Ho anche sempre apprezzato la loro capacità di conciliare una fortissima identità nazionale con un’altrettanto forte apertura, secondo il principio che un francese è reso tale più dalla cittadinanza che dalla nazionalità.

Molte voci hanno condannato questo atto criminale; fra di esse, alcune hanno chiesto di adottare misure che definirei repressive nei confronti dell’Islam in generale, tenendo così assai poco conto della grande differenza che passa tra un musulmano ed un terrorista islamico. Da più parti si ignora, più o meno consapevolmente, che tra le vittime dell’attentato di due giorni fa compaiono anche i nomi di due musulmani, uno dei quali era il poliziotto che è stato finito da uno dei terroristi sul marciapiede. E si ignora, più o meno consapevolmente, che condanne al gesto dei terroristi sono arrivate sia da molte associazioni islamiche sia da singoli musulmani. Ciò che è successo dovrebbe se mai spingere ad unire le forze con i musulmani moderati, che non si riconoscono nel terrorismo e si sentono parte del proprio Paese di adozione, per combattere gli integralisti. Non dovrebbe essere il momento per negare una moschea ai musulmani sulla base del fatto che alcuni fondamentalisti islamici hanno compiuto un attentato. Come possono i musulmani integrarsi nel paese che li ospita se sentono di essere considerati alla stregua di terroristi solo per la loro appartenenza religiosa? Non bisogna dimenticare che la tanto sbandierata cultura occidentale che si vorrebbe difendere si fonda anche sulla libertà di culto e non sulla discriminazione in base alla confessione religiosa.

Molte voci si sono levate anche per difendere la libertà di espressione minacciata da questo attentato. Tra i difensori della libertà di espressione si ritrovano però anche coloro che, anni addietro, condannavano la satira sul Papa di Daniele Luttazzi, Maurizio Crozza e Fiorello, che condannavano la satira di Luttazzi, Sabina Guzzanti ed Enzo Biagi nei confronti di Berlusconi, eccetera. Solo che la libertà di espressione non può essere difesa a giorni alterni, non può essere difesa solo quando il target è diverso da noi e solo quando è minacciata da persone diverse da noi. Dev’essere garantito il diritto a disegnare una vignetta che ritrae Maometto senza subire conseguenze ma allo stesso modo dev’essere garantito il diritto a fare satira sul Papa senza il timore che il proprio programma venga chiuso. La religione, qualunque essa sia, non deve essere intoccabile. A tutti noi capita che le nostre opinioni vengano variamente criticate e ridicolizzate ma questo non ci autorizza a chiedere che chi ci critica e ci deride debba tacere; se non vogliamo leggere una vignetta che ci offende o non vogliamo vedere un video satirico che ci disturba non siamo obbligati a leggere e guardare (naturalmente nel momento in cui si incita alla violenza nei confronti di qualcuno la cosa è diversa). E nemmeno possiamo concedere libertà soltanto alla satira che riteniamo di qualità perchè altrimenti dovremmo bandire anche i cattivi giornalisti, i cattivi scrittori, i cattivi musicisti eccetera. A me Charlie Hebdo, che era caustico, dissacrante e non risparmiava nessuno, piaceva moltissimo ma non è per questo che difendo la sua libertà d’espressione; certi giornali cattolici, ad esempio, mi urtano ma lungi dal voler limitare la loro libertà di stampa faccio semplicemente a meno di leggerli.

Ultima osservazione: oggi è stato attaccato anche un supermarket kosher. Non mi stupisce che questi terroristi siano anche antisemiti ma dobbiamo ricordare che l’antisemitismo non è una piaga diffusa solo tra gli integralisti islamici nè solo in alcuni ambienti di estrema destra; esso è purtroppo, ancora oggi, un pregiudizio piuttosto trasversale che non si può pensare di aver sconfitto.

Dopo una tragedia si possono fare due cose: unirsi per evitare che succeda di nuovo oppure reagire con la pancia. Io spero che opteremo tutti per la prima ipotesi.

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