Esiste un diffuso malinteso secondo il quale vi sarebbe una correlazione quasi infallibile tra la qualità di vita dello studente e i suoi risultati scolastici (o perlomeno il suo impegno a scuola). In altre parole, si tende a pensare che un alunno che si impegna molto e ottiene buoni risultati sia automaticamente un ragazzo senza problemi e al contrario un alunno che si impegna poco e ha risultati insufficienti sia necessariamente problematico. Certo, non di rado è così perchè i ragazzi che vivono in un ambiente famigliare difficile dove nessuno si prende adeguatamente cura di loro difficilmente trovano la concentrazione o la motivazione per studiare. A volte però possiamo trovarci di fronte a dei ragazzi che, seppur sereni e senza problemi, non hanno alcun interesse per la scuola o anche a ragazzi per nulla sereni e molto problematici che studiano per paura o perchè nella scuola vedono un rifugio.

Uno dei miei studenti di prima appartiene esattamente a quest’ultima categoria: si impegna in tutte le materie, studia, svolge i compiti e si comporta in modo ineccepibile. Eppure non è sereno, ha il terrore di fallire ed evidentemente lega la propria autostima ai propri risultati scolastici. Quando gli faccio una domanda risponde immancabilmente ma mi guarda con aria spaventata, quasi temesse che se non saprà rispondere mi arrabbierò. Durante le interrogazioni sa tutto ma gli trema la voce. Qualche giorno fa, alla lavagna, non era capace di risolvere un esercizio e sembrava davvero sul punto di avere una crisi di pianto. Appena ne ho avuto l’opportunità ho preso da parte il mio alunno, cercando di capire le ragioni di tanta ansia e cercando di spiegargli che non è tenuto ad essere infallibile e che se sbaglia qualcosa nessuno lo disprezzerà, ma non ho ottenuto molto: probabilmente mi conosce ancora poco e non si vuole aprire.

Perchè questo ragazzo è così? Gli mettono pressione a casa dicendogli o facendogli intuire che deve essere perfetto? Fanno confronti con i suoi fratelli? Pensa che l’unico modo per farsi apprezzare dagli altri consista nell’accontentarli in tutto? Usa la scuola come rifugio da un ambiente difficile?

Mi capita spesso di avere studenti di questo tipo e mi è capitato anche di sentirmi dire dai genitori cose come “abbia pazienza, è una zucca vuota”, “quello lì è una mezza tacca”, “sua sorella è molto più intelligente”, “io a scuola andavo benissimo e un figlio così mi imbarazza”. Sono tutte frasi che ho sentito, alcune anche più di una volta. Spesso rivolte a dei ragazzi che non vanno affatto male a scuola ma che hanno il “torto” di non avere gli stessi risultati dei genitori o dei fratelli o di non essere come i genitori vorrebbero.

In queste situazioni fare la cosa giusta è difficile e si tratta, come al solito, di trovare un equilibrio e di raggiungere un compromesso. Bisogna gratificare gli alunni per i loro risultati senza però dare l’impressione di stimarli solo per i risultati; non si può tacere davanti ad un insuccesso ma bisogna ricordare allo studente che gli insuccessi capitano a tutti, che prendere un’insufficienza non significa essere una nullità.

In attesa di capire qualcosa di più su questo mio studente, concludo con due suggerimento:

– per i genitori: è naturale complimentarsi con i figli per i loro risultati soprattutto se questi sono il frutto di un impegno serio e costante. Cerchiamo però di non limitare i commenti positivi ai successi scolastici, non facciamo pesare gli insuccessi, non facciamo credere ai nostri figli che devono prendere bei voti per darci soddisfazione. Ed evitiamo assolutamente i confronti, anche scherzosi, anche quando i ragazzi sono i primi a scherzarci sopra.

– per gli insegnanti: non pensiamo che gli studenti che hanno buoni risultati non abbiano bisogno di noi. Non dimentichiamoci di guardarli, di osservare le loro reazioni. Teniamo presente che quello che per noi è “questo compito è andato male ma è solo un incidente, recupererà!” per lo studente potrebbe essere “questo compito è andato male: sono uno schifo”.

E ripetiamo loro, anche se non ci ascoltano, che la nostra stima e il nostro affetto non dipendono dai risultati. Un ragazzo che pensa di non valere nulla, oltre a vivere male, è in pericolo.

Buona serata!

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